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Nonostante il leggero calo del 5% degli arrivi turistici rispetto al 2007, il turismo a Roma tutto sommato tiene bene se si considera il calo medio generale del 13% che si è verificato nelle altre città e località turistiche italiane e addirittura del 20% e oltre nelle altre Capitali europee.

Rispetto alle previsioni sui flussi turistici, Roma ha fortemente recuperato rispetto ai dati forniti da alcune anticipazioni, anche grazie alle presenze dei turisti nelle ultime settimane di dicembre.


Quando i romani si insediarono nella zona rispondente all'attuale Inghilterra, marcarono il territorio ergendo il famoso "Vallo di Adriano", una fortificazione in pietra che l'imperatore romano Adriano fece costruire nella prima metà del secondo secolo d.C. a difesa della provincia romana in Britannia dalle popolazioni provenienti dal nord dell'Inghilterra e dalla Scozia.

In questo scenario, è facile immaginare quanto la presenza dei romani in quella zona abbia condizionato vicende e situazioni nel periodo della loro permanenza ed anche in relazione agli avvenimenti futuri.

Una di queste vicende può aver riguardato la storia di Re Artù, una delle più importanti figure legate alle leggende della Gran Bretagna.
Per molti secoli è stata trasmessa l'immagine di Re Artù e di tutti gli avvenimenti connessi ai Cavalieri della Tavola Rotonda, ma anche a Lancillotto, Ginevra e Merlino, in relazione al periodo medievale britannico.

E se invece Re Artù fosse stato un valoroso comandante di una legione romana impegnata in Inghilterra? E se i mitici Cavalieri della Tavola Rotonda fossero stati i prodi combattenti a cavallo, con tanto di armature e spade lucenti, provenienti dall'Ucraina al comando di Roma?
E' una delle ipotesi presentate da alcuni storici esperti del periodo nel quale i romani hanno manifestato la propria presenza in Gran Bretagna.

La più avvalorata di queste ipotesi riguarda un personaggio in particolare che avrebbe rappresentato la figura storica  alla base di Re Artù: Lucius Artorius Castus (Lucio Artorio Casto) vissuto durante il secondo secolo d.C. e condottiero romano definito "dux leg cohortium alarum Britaniciniarum".

Membro della gens Artor e originario della Campania, Lucius Artorius Castus divenne, dopo essere stato centurione di due legioni, prefetto della "VI legione Vincitrice" (Legio VI Victrix), dislocata nella provincia romana di Britannia intorno al 122 d.C.

Lucio Artorio Casto, stanziato con un contingente di cavalieri Sarmati, si rese protagonista in diverse campagne e combattimenti e acquisì successivamente il titolo di "dux", titolo riservato a quei personaggi distintisi in imprese eccezionali.
I Sarmati, provenienti dalla zona degli Urali, erano degli esperti cavalieri che combattevano con spada lunga e divennero famosi come cavalieri pesanti con tanto di armature ed elmi. I Sarmati furono alleati dei romani per combattere le popolazioni barbare nemiche di Roma e soprattutto vennero inviati in Britannia a difesa del "Vallo di Adriano". I cavalieri Sarmati presentavano molti aspetti in comune con la tradizione arturiana, come la devozione per la spada (la spada infilata a terra rappresentava il loro culto tribale), i draghi come vessilli (il simbolo del drago utilizzato da Artu) e gli sciamani che celebravano le cerimonie religiose con tanto di inalazione di vapori allucinogeni (probabilmente come Merlino).

La connessione tra i Cavalieri della Tavola Rotonda (i cavalieri Sarmati), Re Artù (Lucius Artorius Castus), gli sciamani (Merlino) e i fatti storici avvenuti in Britannia nel periodo di dominazione romana fa in effetti considerare questa ipotesi come storia e non soltanto come leggenda.

Anche altri personaggi romani, oltre a Lucio Artorio Casto, sono stati presi in considerazione da alcuni storici come probabili rispondenti alla figura di Re Artù ed in articolare: Magno Massimo, Riotamo e Ambrosio Aureliano.

Magno Massimo fu un generale romano, comandante in Britannia, che si proclamò imperatore nel 383 d.C. sconfiggendo ed uccidendo l'allora imperatore d'Occidente Graziano dopo aver attraversato la Manica ed esser giunto in Gallia con il suo esercito.
L'analogia consisterebbe nel fatto che anche Artù avrebbe attraversato il mare e combattuto l'esercito imperiale.

Riotamo (anche Riotimo o Rigotamo), definito dalle fonti antiche come "Re dei Bretoni" (inteso però come sovrano della Britannia e non della regione francese della Bretagna), visse nel quinto secolo d.C. e avrebbe attraversato la Manica, su ordine dell'imperatore d'Occidente Antemio, al comando di 12.000 guerrieri per sedare le rivolte dei Bretoni e dei Visigoti in alcune zone della Francia.
Anche Artù si sarebbe recato in Gallia per venire in aiuto di un imperatore romano e per porre fine ad una rivolta.

Ambrosio Aureliano (Ambrosius Aurelianus, anche Aurelius Ambrosius) fu un importante e riconosciuto comandante romano-britannico in Britannia e si rese famoso per le sue campagne contro i Sassoni. Secondo una fonte (De Excidio Britanniae), Ambrosius Aurelianus scampò ad un'invasione e assunse poi il comando dei Britanni rimasti guidandoli nella successiva vittoria contro i Sassoni.
Sempre secondo il "De Excidio Britanniae", Ambrosio Aureliano avrebbe avuto una discendenza legata direttamente ad un imperatore romano.
Una fonte metterebbe in relazione Ambrosio Aureliano con la figura di Artù.


Da oltre sei anni non si riunivano per suonare dal vivo le splendide sigle dei vecchi cartoni animati degli anni Ottanta, ma la performance de “I Cavalieri dello Zodiaco” è stata degna della loro fama!

“I Cavalieri dello Zodiaco” è una cartoon cover band romana specializzata appunto nell’eseguire le cover delle più belle e famose canzoni dei cartoni animati che hanno fatto sognare per anni tantissimi bambini.

Da Goldrake a Lady Oscar, da Capitan Harlock a Jeeg Robot d’Acciaio e via via con Mazinga, Heidi, Gundam, Daitarn 3, L'Uomo Tigre e tante altre sigle ancora.

Ironici, goliardici, simpatici, divertenti: “I Cavalieri dello Zodiaco” si sono esibiti il 19 dicembre 2008 presso il locale "Dimmidisi club" di San Lorenzo a Roma trascinando i presenti che hanno risposto con entusiasmo e grandi applausi!

Gradito intervento del simpatico Barty che ha cantato un paio di canzoni imitando la voce di Renato Zero.

Tra le cover eseguite:

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Negli ultimi anni le case vacanza o appartamenti per affitti brevi a Roma hanno riscosso un notevole successo, tanto che nel Web sono nati molti siti o portali dedicati a questo tipo di struttura turistica. Anche importanti portali di prenotazioni online nel mondo hanno dedicato una sezione proprio alle case per vacanze.

Uno dei fattori che ha determinato l’affermazione di questa tipologia di struttura ricettiva turistica è senza dubbio il concetto di poter alloggiare presso un appartamento completamente a propria disposizione e potendo usufruire quindi di tutti i vantaggi che ne conseguono, come ad esempio l’uso della cucina secondo i propri desideri.

Ma l’aspetto che induce veramente i turisti a prenotare una casa vacanza a Roma è sicuramente più di natura concettuale che non pratica. Tutto sommato, quanti turisti sono veramente disposti a cucinare avendo scelto un periodo di soggiorno a Roma per quattro o cinque giorni? Solitamente chi visita una città come Roma cerca di ottimizzare al meglio i tempi per riuscire a visitare più monumenti ed aree interessanti possibili nell’arco di quei pochi giorni di soggiorno che ha a disposizione e di conseguenza tende a stare presso la struttura prenotata il minor tempo possibile. Anche perché, detto francamente, cosa c’è di meglio di una trattoria romana dopo aver girato per tutto il giorno?

Quindi, solitamente, chi prenota una casa vacanza a Roma è perché desidera ricreare anche durante il proprio soggiorno l’idea del “nido”, probabilmente con l’intento di dare vita ad un’atmosfera familiare pur trovandosi in vacanza. Infatti, analizzando i prezzi medi per notte di una casa vacanza a Roma, è riscontrabile una similitudine con le tariffe che presentano gli hotel appartenenti alla categoria “Quattro Stelle” e questo aspetto dovrebbe far riflettere sulla convenienza o meno di prenotare un appartamento per affitti brevi o casa vacanza a Roma.


Che le divertenti spiritosaggini di Alberto Sordi e le simpatiche battute di Aldo Fabrizi siano figlie di un dialetto che non esiste è facilmente intuibile per via della mancanza di vocaboli non comprensibili per tutti coloro che non sono di Roma; ma che le loro colorite esclamazioni derivino più dalle terre toscane, e da quelle campane ancor prima, che dagli antichi idiomi vicini al latino è un aspetto che offre un’indicazione di come sia evoluta Roma, la sua gente e di conseguenza anche il dialetto romanesco nei secoli.

Se nel Medioevo, infatti, a Roma veniva parlata una lingua che era il risultato di una forte influenza del vernacolo volgare napoletano, lo stesso fenomeno non si verificò nella diverse località appena intorno a Roma nelle quali, invece, si svilupparono le parlate locali frutto di una mescolanza tra gli idiomi latini volgari laziali e una certa continuità di stili riscontrabili negli elementi originari delle lingue pre-romane.

Mentre la maggior parte dei dialetti italiani offre una moltitudine di termini di non facile comprensione per chi non è originario di una determinata zona, il romanesco (o dialetto romano) è una lingua, o per meglio dire “un modo di parlare”, molto simile o comunque vicino all’italiano. A Roma, difatti, raramente o per nulla si riscontrano dei termini propri del dialetto romanesco inteso come il vecchio romanesco parlato dal Belli, ma più dei troncamenti e variazioni nella pronuncia dei termini della lingua italiana.

Questo fenomeno deriva da una forte influenza linguistica che i romani hanno subito durante il periodo del Rinascimento, allorquando molti immigrati provenienti dalla Toscana arrivarono a Roma. La colonia fiorentina presente a Roma nel periodo rinascimentale condizionò molto, nei gruppi sociali più elevati, la maniera di esprimersi dei romani a scapito dell’originale dialetto di tipo laziale. Solo successivamente l’influenza toscana nel modo di parlare giunse anche ai ceti più bassi.

Se con il Belli prima e con il Trilussa successivamente si è assistito al manifestarsi di un dialetto romanesco, in seguito alle grandi immigrazioni degli anni ’20, ’30 e ‘50 del XX secolo esso è stato definitivamente assorbito da un modo di parlare molto simile all’italiano in quanto la maggior parte degli immigrati ha dovuto trovare un compromesso tra il proprio dialetto di origine (soprattutto delle zone meridionali e centrali dell’Italia) e il modo di esprimersi dei romani. Il romanesco moderno è attualmente riscontrabile nelle interpretazioni di attori come Enrico Montesano e Carlo Verdone.

Oggi il modo di parlare dei romani sta influenzando sempre più le zone vicino Roma nelle quali si stanno abbandonando i dialetti a favore di un modo comune di esprimersi. Le persone anziane tendono ancora ad utilizzare forme dialettali locali, ma i giovani abitanti parlano sostanzialmente il romanesco moderno, soprattutto nella zona dei Castelli Romani.

Curiosità: i primi pionieri che abitarono le zone bonificate dell’agro pontino negli anni ’30, vennero influenzati dal dialetto romanesco ritenuto idioma “superiore” e soprattutto più comprensibile rispetto ai propri dialetti di origine (Veneto, Friulano ed Emiliano) e ai dialetti locali, dando così vita ad una sorta di “neodialetto”. Di fatto, nella zona di Latina si è assimilato da subito il vecchio romanesco, al contrario di altre zone più vicine a Roma nelle quali, invece, solo in tempi più recenti si è iniziato a parlare il romanesco moderno.


Roma Antica in 3D

Fedeo

Roma Antica 3DGrazie al servizio offerto da Google Earth, “Roma Antica in 3D”, è possibile visitare la Roma dell’Imperatore Costantino in modo fedele all’originale grazie ad una ricostruzione tridimensionale molto precisa rispetto a come si presentavano i palazzi, le strade e i monumenti nel 320 d.C.

“Roma Antica in 3D” consente di tornare indietro nel tempo per visitare le bellezze di Roma ed ammirare migliaia di edifici, molti dei quali in alta definizione ed alcuni visitabili dall’interno, potendone quindi apprezzare i minimi particolari dal punto di vista architettonico.

Un viaggio tra il Colosseo, l’Arco di Costantino, il Foro Romano, la Colonna Traiana, la Domus Aurea e molto altro ancora grazie alla rielaborazione in 3D.

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Pensare che Roma sia sempre stata una città molto popolosa è un equivoco derivato probabilmente dai vari soprannomi dati alla città ed infatti non bisogna farsi facilmente ingannare dall’appellativo di Caput Mundi o di Città Eterna.

Roma, infatti, ha conosciuto durante la sua millenaria storia molti cambiamenti che hanno notevolmente influito anche sul numero dei suoi abitanti.

Per contare una popolazione di circa 1.500.000 abitanti a Roma, per esempio, è necessario prendere in considerazione due sole date in oltre 2.000 anni di storia (II secolo a.C. e 1951) e questo deve far riflettere sui vari cambiamenti demografici che si sono verificati.

Se nel V secolo a Roma vivevano circa 650.000 persone, solo 20.000 ne venivano contate appena dopo la guerra gotica e tale cifra rimase invariata più o meno per tutto il medioevo tornando a crescere all’inizio del Rinascimento, quando finalmente la popolazione di Roma incrementò nuovamente arrivando a contare circa 100.000 cittadini intorno al 1600.

Nel periodo relativo alla metà del 1800 gli abitanti di Roma erano approssimativamente 200.000, per raggiungere i circa 400.000 abitanti all’inizio del XX secolo.

E’ solo dopo gli anni ’30 che a Roma inizia un incremento della popolazione che andrà via via sempre aumentando fino a raggiungere pressappoco i 2.700.000 residenti di oggi.


Quando stai per ascoltare una canzone romana ti viene subito in mente uno di quegli stornelli che hanno allietato per tanto tempo le serate trasteverine tra un bicchiere di vino e "du' spaghetti amatriciani" oppure una canzona di Claudio Villa o di Gabriella Ferri, tanto per citare tra i più conosciuti interpreti romani.

Eppure c'è una canzone che molti conoscono, ma che solo in pochi ne sanno la storia.
Sto parlando di "Lella", quella canzone che nel ritornello ripete "E te lo vojo di' che so' stato io...".

"Lella" è stata scritta da Edoardo De Angelis e Stelio Gicca Palli; probabilmente questi due nome dicono nulla ai più, ma Edoardo De Angelis è sicuramente meglio conosciuto come il fondatore della "Schola Cantorum", gruppo che ha interpretato "Lella" nel 1974 dando alla canzone un discreto successo. Successo che arriverà in misura ancora maggiore grazie all'interpretazione del duo "I Vianella" che sicuramente hanno portato "Lella" a conoscenza di un pubblico più vasto.

la "Schola Cantorum" è stato fondata nel 1973 da Edoardo De Angelis con l'idea di formare un gruppo vocale al fine di riarrangiare famose canzoni.
Viene indetto un concorso per reclutare i primi componenti che sono Marina Arcangeli (entra nel gruppo a soli 17 anni!) e Annie Robert, cugina di Riccardo Cocciante.
Altre tre vocalist si aggiungono presto al gruppo (Merrill, Luisella Mantovani e Gianna Giovannini), mentre come cantautori entrano Alberto Cheli e Aldo Donati (per chi non conoscesse il suo nome, è il cantautore che ha scritto ed interpretato il popolare inno della Lazio "So' già du' ore") e come tasterirista Enrico detto "Kiko" Fusco.

Ecco la versione di "Lella" cantata da Aldo Donati della "Schola Cantorum":

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Questa, invece, è una versione di "Lella" che mi piace ascoltare ed è cantata da un gruppo del quale non conosco il nome:

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Per finire, la versione di "Lella" interpretata da "I Vianella":

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LELLA (E. De Angelis - S. Gicca Palli)

Te la ricordi Lella quella ricca
La moje de Proietti er cravattaro
Quello che cia' er negozio su ar Tritone
Te lo ricordi te l'ho fatta vede
Quattr'anni fa e nun volevi crede
Che ‘nsieme a lei ce stavo proprio io
Te lo ricordi poi ch'era sparita
E che la ggente e che la polizia
S'era creduta ch'era annata via
Co' uno co' più sordi der marito...
E te lo vojo di' che so' stato io
So' quattr'anni che me tengo ‘sto segreto
Te lo vojo di' ma nun lo fa sape'
Nun lo di' a nessuno tiettelo pe' te
Je piaceva anna' ar mare quann'è inverno
Fa' l'amore cor freddo che faceva
Però le carze nun se le tojeva
A la fiumara ‘ndo ce sta er baretto
Tra le reti e le barche abbandonate
Cor cielo griggio a facce su da tetto
Na matina ch'era l'urtimo dell'anno
Me dice co' la faccia indifferente :
Me so stufata nun ne famo gnente
E tireme su la lampo der vestito...
E te lo vojo di' che so' stato io
So' quattr'anni che me tengo ‘sto segreto
Te lo vojo di' ma nun lo fa sape'
Nun lo di' a nessuno tiettelo pe' te
Tu nun ce crederai nun cio' più visto
L'ho presa ar collo e nun me so' fermato
Che quann'è annata a tera senza fiato
Ner cielo da ‘no squarcio er sole è uscito
E io la sotteravo co' ‘ste mano
Attento a nun sporcamme sur vestito
Nun c'io' rimorsi e mo' ce torno pure
Ma nun ce penso a chi ce sta la' sotto
Io ciaritorno solo a guardà er mare...
E te lo vojo di' che so' stato io
So' quattr'anni che me tengo ‘sto segreto
Te lo vojo di' ma nun lo fa sape'
Nun lo di' a nessuno tiettelo pe' te...


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