Romolo e Remo tra sacro e profano

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Fedeo

Lupa capitolina - Romolo e RemoI due gemelli Romolo e Remo non potevano essere allevati dai genitori naturali. Forse per evitare uno scandalo derivante dall’ammissione di un rapporto clandestino oppure più semplicemente a causa dell’impossibilità o addirittura del disinteresse a tirar su due figli. O probabilmente, Rea Silvia, la madre naturale dei fratellini, fu violentata in un bosco quando era ancora vergine, magari da un’importante personalità del tempo, e non se la sentì di crescere Romolo e Remo nella condizione di una ragazza madre abusata.

E così i due bambini Romolo e Remo vennero messi in una cesta e consegnati ad una coppia (lui, Faustolo, un pastore e lei, Acca Larenzia, una donna dai facili costumi) nei pressi delle rive del fiume, proprio sotto l’albero di un fico o forse in una grotta al riparo dalle intemperie. Faustolo e Acca Larenzia crebbero i pargoli fino ad età adulta. Acca Larenzia, che assunse anche i nomi di Faula o Fabula, era detta “Lupa” per il suo mestiere di prostituta (“Lupa” deriva dal termine “lupanare”, ovvero il luogo nel quale veniva consumato il sesso a pagamento).

La storia di Romolo e Remo tra mito e leggenda, tra sacro e profano.

Questo breve racconto potrebbe forse avvicinarsi alla realtà di quanto accaduto circa 2700 anni fa, ma di fatto è praticamente inventato, almeno in gran parte della storia…

Infatti, le uniche notizie che ci giungono relative alla storia di Romolo e Remo appartengono alla leggenda. Leggenda di Romolo e Remo che si mischia con alcuni fatti realmente accaduti in quel periodo.

Perciò, nella leggenda, Rea Silvia diventa una vestale figlia di un re deposto di Alba Longa e discendente diretta della dinastia che riporta ad Enea, allorquando fondò la città di Lavinio poco dopo il suo approdo nella terra laziale. Rea Silvia fu posseduta con la forza da Marte in un bosco sacro e rimase così incinta dei gemelli Romolo e Remo.
Di conseguenza, per ordine del re usurpatore, i bambini vennero messi in una cesta e abbandonati nel fiume e destinati quindi  a morte certa. Ma gli eventi non andarono come desiderava il cattivo re usurpatore, a causa di una secca che fece arenare la cesta a ridosso di un fico o nei pressi di una grotta, e i gemelli vennero trovati ed allattati da una lupa, intesa come appartenente alla famiglia dei canidi “Canis lupus”.

Acca Larenzia e Faustolo trovarono solo in seguito Romolo e Remo e decisero di allevarli e di crescerli come figli propri.
Acca Larenzia divenne, nella leggenda della mitologia romana, un personaggio semidivino che dopo una notte di preghiere nel tempio di Eracle venne ripagata dal dio, anche se prostituta, con il matrimonio con un uomo molto ricco e dal quale ereditò successivamente tutte le ricchezze che la stessa Acca Larenzia donò al popolo romano il quale istituì una festività in suo onore.

Grazie alla leggenda romana, quindi, i due fratelli Romolo e Remo diventano i diretti discendenti di Enea e appartenenti alla “gens Julia”, antichissima famiglia romana. Figli di Marte. Nipoti di un re. Allevati da una figura semidivina ricordata dal popolo di Roma.

Certamente, il mito di Roma non poteva nascere dai figli di una violenza sessuale e per di più allevati da una prostituta…